Doctor Sleep Non Mi Piace Già dal Trailer

Una tendenza che detesto nella contemporanea cinematografia statunitense è quella di applicare ad uno stile del tutto contemporaneo immagini e tratti peculiari di film passati (spesso capolavori) per trarne opere che in qualche modo possano atteggiarsi a loro degne prosecuzioni. Una cosa del genere (ne ho parlato altrove) è capitata con Blade Runner, con un sequel la cui bruttezza non è tanto nel film in sé, che anzi, preso in quanto tale, potrebbe anche avere un qualche valore, ma nella sua pretesa di collegarsi all’opera originale di Ridley Scott attraverso effetti speciali e grafiche tridimensionali che pescano di peso elementi “cult” del primo per scaricarli brutalmente nel secondo.

Analoga operazione è stata compiuta con Shining, in una prosecuzione la cui valenza essenzialmente commerciale deve essere peraltro stata la medesima alla base della committenza letteraria (il romanzo Doctor Sleep) a Stephen King.

Ora, che la versione filmica di Kubrick, peraltro odiata (ovviamente a torto) da King, rappresenti in tutto e per tutto l’immaginario collettivo attorno alla storia dell’Overlook Hotel, questo è un fatto innegabile, esattamente come innegabile è il valore artistico e stilistico della medesima. La stessa cosa, peraltro, abbiamo detto del Blade Runner di Scott: un’opera unica e irripetibile, a mio avviso addirittura superiore — in materia di science fiction scottiana — del tanto esaltato Alien. Ma gli elementi che possiamo estrarre dall’originale non sono e non saranno mai, come in una sorta di analogia biologica, il DNA costituente di altre repliche che per tale sbrigativo trapianto possano porgere pari valore estetico e artistico.

Se, per esempio, la prima serie di Stranger Things mimava effettivamente e plausibilmente una fiaba fantastica tipicamente anni Ottanta era appunto per una coerenza di fondo e sapienza narrativa che altrove non vediamo mai applicata. Tale coerenza era quella dell’opera appunto unica, originale nel concetto di base: un film con tutti gli elementi eighties, dove la citazione non è protagonista, ma corredo, contorno, curiosità aggiuntiva in una storia scritta dall’inizio alla fine in modo da essere essa stessa paritetica ad un originale.

Che il film Doctor Sleep sia chiaramente un derivato il cui successo, costruito a tavolino, andrà a precedere nel nome del suo autore la stessa pellicola, questo è un fatto ovvio. Tanto ovvio quanto direttamente connesso a quello dei due capitoli di It, quelli sì, in quanto elaborati sapientemente dal libro altrettanto kinghiano, meritevoli e degni.

Resta una riflessione pienamente e costantemente confermata. Se un’opera cinematografica deriva in qualche modo da un libro, per essere efficace, per non dire un capolavoro, deve necessariamente risultare liberamente tratta, e non riprodotta scena per scena. La ragione è semplice e duplice: in primo luogo, un film non è un libro, e le cose che funzionano sulla carta possono non funzionare sullo schermo; oltre a questo, un film è necessariamente un’opera autoriale, e deve altrettanto necessariamente veicolare uno stile e un’estetica.

Le produzioni costruite a tavolino poco hanno da spartire con questa logica, e dunque con l’arte.

Pubblicato da The Start Circle

Professionista in ambito musicale, formativo e organizzativo culturale, vive e lavora a Vicenza. Collabora con numerosi enti per organizzare progetti ed eventi tra Vicenza e Padova.

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