Sabotaggi Creativi

Anch’io, come molti, o troppi, faccio parte di quella categoria di persone che usano Facebook. Il mio uso di questo social network segue sostanzialmente la stessa istanza che mi spinge — o mi obbliga — ad usare altri servizi, come Whatsapp o Google, che hanno moltissimi difetti assolutamente evidenti a chiunque abbia un minimo di sale in zucca: si tratta di servizi utilizzati da tutti, che quindi costituiscono una sorta di standard. Facebook è la piazza chiassosa dove per forza di cose devi esserci per manifestare qualcosa.

Tuttavia io detesto Facebook. Lo detesto per una ragione banale, direttamente collegata al suo essere, appunto, piazza globale e rumorosa: su Facebook è praticamente impossibile dire cose che siano contemporaneamente serie e approfondite. Se dici una cosa seria, la devi dire di sfuggita, rimandando poi ad altri spazi. Se dici una cosa approfondita, essa deve essere attinente a perfette banalità, come servizi al pubblico, offerte speciali, oppure semplicissime meraviglie estetiche a immediata fruizione.

La banalità di Facebook si esprime nella presenza di personaggi le cui caratteristiche vengono efficacemente sintetizzate dalla loro immagine del profilo. Eccone una carrellata:

  • avatar di coppia;
  • avatar che riportano volti di personaggi famosi;
  • avatar luminescenti che riportano volti di manga;
  • avatar altrettanto luminescenti che riportano immagini artificiali;
  • avatar con sovrimpressioni che coprono completamente il volto della persona di cui vorrebbero caratterizzare il credo politico o ideologico;
  • avatar con foto in cui la persona appare lontano un centinaio di metri dall’obiettivo;
  • avatar di signore cinquantenni in pose la cui l’aspirazione sensuale è direttamente proporzionale all’inefficacia della relativa rappresentazione.
  • avatar di profili chiaramente fasulli, celati dietro nomi quali Naomi Smith, Kelly Johnson, Brenda Brenda, etc…

Questo oceano di fondo mi rende particolarmente dubbioso sulla capacità dell’italiano medio di essere lucido quando si reca alle urne per votare i propri rappresentanti. Di conseguenza, uso Facebook, sì, ma appena posso me ne allontano, postando contenuti altrove.

In generale credo che il social networking abbia fatto del male sia al web che all’umanità, nel senso che ha piegato il web ad usi banali e di basso profilo, costringendo la parte buona dell’umanità a confrontarsi con quella mediocre fino a rendersi conto di essere, rispetto a quest’ultima, in schiacciante minoranza. Ma non una minoranza elitaria e privilegiata. No, al contrario, una minoranza effettivamente minoritaria, minore, priva di quella forza barbara che deriva, sia pure in modo effimero, dalla salita sul carro del vincitore.

In queste circostanze, dunque, ogni utilizzo della strumentazione mainstream può solo essere svolto in una modalità ambivalente. Ossia, l’azione colta e lungimirante del mezzo deve assumere i toni e i modi di un vero e proprio sabotaggio.

Pubblicato da The Start Circle

Professionista in ambito musicale, formativo e organizzativo culturale, vive e lavora a Vicenza. Collabora con numerosi enti per organizzare progetti ed eventi tra Vicenza e Padova.

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