Il Genere e la Memoria

Indirettamente, ne parlavo già nel mio post Il Caso delle Collane Scomparse, dove sostenevo la tesi che la civiltà della memoria digitale, nel complesso, tende paradossalmente a distruggere la memoria stessa, molto più di quanto facesse lo spaziotempo analogico di tre dozzine d’anni fa. In altre parole, l’affollamento informativo che caratterizza il presente digitale confina la memoria — quasi sempre obbligatoriamente digitale, ovvero digitalizzata — in nicchie intellettuali troppo atomizzate per costituirsi come vere e proprie componenti del presente culturale. C’è stato un tempo in cui il peso specifico dell’ultimo grande film di Spielberg poteva essere a grandi linee confrontato, in termini di pura visibilità, con quello del documentario nostrano sul cinema statunitense degli anni Trenta.

Grazie ovviamente alla grande rete, mi sono imbattuto in un’antica sigla di altrettanto antica serie televisiva britannica, che tra gli anni Settanta e Ottanta portò sugli schermi i celebri racconti di Roald Dahl. Ve la ripropongo perché ritengo che un certo stile sia indicativo di una modalità narrativa — ma anche di un’atmosfera, di una ritmica, di un mondo — oggi lontana anni luce dallo scenario percepito come naturale.

La sigla di Tales of the Unexpected, del celebre Ron Grainer.

Compaiono in questa sigla elementi che un tempo avevano altro sapore: l’occulto, il misterioso, il weird, ma anche l’ammiccamento sessuale, il quotidiano mescolato al soprannaturale, un po’ come in tutta la radizione anglosassone.

Perché parlo di tutto questo? In realtà ne parlo perché, a distanza ormai di almeno tre decenni, tutte queste cose me le ritrovo davanti. Non sono semplicissime da trovare, ma si trovano, e in qualche misura appartengono alla modernità pur non facendone parte. Esistono, agiscono, come isole in un oceano. Pensiamo anche solo all’etichetta discografica indipendente Ghost Box, con i suoi mondi sonori a base di brughiere infestate e le sue scuderie di compositori che riscoprono l’elettronica della BBC. Nasce ora, ma riproduce sensazioni facenti parte di un passato recente che è diventato antichità e archeologia postmoderna.

E tutto questo mi piace.

Nome d’arte per un compositore della Ghost Box Records. Suoni di bachelite.

Pubblicato da The Start Circle

Professionista in ambito musicale, formativo e organizzativo culturale, vive e lavora a Vicenza. Collabora con numerosi enti per organizzare progetti ed eventi tra Vicenza e Padova.

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