Il Caso delle Collane Scomparse

Questa storia parla di libri e letteratura, nonché di editoria. La tesi che vorrei illustrare è semplice. Noi parliamo tanto di cultura, di memoria, di arte, e appunto di lettura, di autori, di narrativa, e via discorrendo, magari pure esaltando il valore e l’utilità della fruizione di tali prodotti dell’ingegno umano. Ma globalmente non ci rendiamo conto di un fatto che solo a quelli come me — ossia a quelli che qualche capello bianco ce l’hanno — appare ormai evidente: La civiltà delle memorie digitali, specie in luoghi “periferici” come appunto l’Italia, non conserva assolutamente la memoria libresca, ma al contrario la distrugge.

Più precisamente, i libri che un tempo c’erano, oggi, nel complesso, non ci sono più; e non vale solo per la parte cartacea, ma in generale per il mercato delle ristampe, anche in formato digitale. Certo, troverete sempre tutta la bibliografia di Stephen King, e probabilmente riuscirete anche a reperire titoli singoli e singolari sfuggiti, in forma di generosa ristampa, allo scempio del fuori catalogo. In altre parole, libri che in varie stagioni passate hanno fatto la loro comparsa in Italia oggi non esistono più, o al massimo sono reperibili, a spizzichi e bocconi, per una pura casualità, nel circuito dell’usato.

Faccio un esempio concreto. Alla fine degli anni Ottanta ricordo molto bene due nomi indirettamente legati alla Mondadori, che portarono sul mercato italiano una quantità esorbitante di titoli. Mi riferisco alle collane Mystbooks e Interno Giallo,  che da subito mostrarono una spiccata propensione per la narrativa “di genere” — fantasy, horror, gotica, fantascientifica, noir, thriller, poliziesca e via discorrendo — e per le sue sfumature. Erano libri curatissimi, con copertine che spesso riprendevano gli originali inglesi o americani, inserendoli in una veste grafica accattivante che ancora oggi ricordo.

Una copertina tipica della Mystbooks, nonché un titolo oggi introvabile. 

Libri del genere, appunto, o non sono rintracciabili, oppure fanno riferimento a collane del tutto congiunturali, che di un determinato autore propongono solo alcuni titoli. Un esempio è la casa editrice Gargoyle, che sul versante del gotico-fantastico ripropone qualcosa di simile, sia pure alla lontana (penso allo stesso McCammon citato in questa immagine), ma con copertine orrende, che fanno di un libro un banale pacco di fogli stampati. Come definireste questa copertina di Magia Rossa, thriller soprannaturale di Gianfranco Manfredi, rispetto ad altri originali del medesimo racconto? Penso alla prima edizione Feltrinelli, o alla seconda paperback, del medesimo editore. Altra profondità, altra forza evocativa.

Una copertina Gargoyle. Volgare, anonima, piatta. Sembra un prodotto amatoriale.

Insomma, la letteratura non c’è, e non c’è neppure lungo la direttrice dell’intrattenimento narrativo, del genere letterario. Oppure, se c’è — ovvero quando per puro caso c’è — appare veicolata da un’editoria trasandata, congiunturale, dilettante, improvvisata, in definitiva fastidiosa oltre che parziale nelle sue scelte e nei suoi modi.

Fino a qualche tempo fa, sul web si potevano trovare copie gratuite (in formato ovviamente elettronico, ma meglio di niente) di libri che ormai nessuno più ripubblicava. Sto parlando dei vari siti targati “ita ebooks”, oppure dei fantastici bit-torrent dispensati a piene mani da progetti “corali” come TNT Village, attraverso i quali si poteva ancora trovare l’introvabile. Ebbene, oggi anche queste esperienze, nel nome del copyright, sono state scientificamente smantellate. Con un paradosso macroscopico, vale a dire che si è trattato della rivalsa di editori che colpivano non già chi gli rubava il lavoro, ma chi faceva quel lavoro che loro non erano più intenzionati a fare.

Insomma, siamo nel bel mezzo di una deriva di contenuti, di reset a livello percettivo, che coinvolge lo stesso paesaggio sociale, l’atmosfera circostante, l’ambiente culturale, editoriale ed estetico nel suo complesso. E ciò che maggiormente salta all’occhio è che tale distruzione non riguarda la cultura raffinata e colta, che comunque nelle alte sfere ancora si trova. No, riguarda la narrativa di consumo, la sua memoria, i suoi prodotti di massa, ossia l’immaginario collettivo. E la ragione è semplice: il sistema mediatico provinciale del nostro paese vuole una cultura di massa assolutamente monocorde, univoca, semplice e imperniata su quella “barbarie da bar” che abbiamo ormai imparato a conoscere.

Pubblicato da The Start Circle

Professionista in ambito musicale, formativo e organizzativo culturale, vive e lavora a Vicenza. Collabora con numerosi enti per organizzare progetti ed eventi tra Vicenza e Padova.

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