Purezza e Invenzione

La creatività del futuro sarà necessariamente collegata alla politica e al pensiero sociale, perché sempre di più l’agire innovativo umano, singolare e collettivo, avrà un risvolto politico, nonché una dimensione politica.

Da tempo mi occupo di creatività. I miei esordi risalgono a circa un’abbondante dozzina di anni fa, quanto iniziai a militare in un’associazione denominata Createca. Da allora, molte cose sono cambiate: il web ultraveloce, il social networking, la memetica di rete, e via discorrendo, fino alle estreme conseguenze che vediamo oggi. Di fatto, però, l’interesse per la creatività pura non mi ha mai abbandonato. Al contrario, è cresciuto.

La politica è arrivata dopo. Molto dopo. La cosa è strana, visto che quasi da subito ho avuto molto a che fare con la politica (progetti regionali ed europei, rapporti con amministrazioni, uffici, province, istituzioni varie). Eppure la consapevolezza politica è affare recente. Nel dettaglio, risale alle elezioni nazionali del 2013, che mi hanno fatto capire essenzialmente due cose: la prima, che il clamoroso successo pentastellato sarebbe stato una farsa direttamente collegata all’incapacità di proporre modelli di concreta governabilità; la seconda, che la Sinistra in Italia non esisteva più, nel senso che mai avrebbe potuto essere coerentemente rappresentata dal cosiddetto centrosinistra.

Il motivo è semplice: Oltre vent’anni di smantellamento avevano prodotto l’assenza dell’ideologia, e dunque l’asservimento della (cosiddetta) politica a logiche senza alcun fondamento solido e capace di aggregare le masse su basi coerenti e proficue.

Da allora, sono diventato essenzialmente un dissidente, e paradossalmente un reazionario di sinistra. Ma in modo strano e particolare. In modo, cioè, creativo. Mi sembrava che le grandi ideologie tardo-ottocentesche e primo-novecentesche, Socialismo e Comunismo in primis, potessero essere i modelli per una corposa e radicale riscrittura in termini innovativi, moderni, tecnologici, libertari, filosofici, estetici e sociali. Anche qui, per una ragione oggettiva, che mai come oggi mi appare esatta: La narrazione secondo la quale “non esiste più destra e sinistra” è stata in realtà il grimaldello per imporre il pensiero unico, che per definizione agisce al servizio della tecnocrazia e di quel neoliberismo sfrenato che oggi confina le risorse nelle mani di pochissimi potentati, protetti da classi intermedie di burocrati, passacarte e portatori sani del morbo dell’arrivismo e dell’invidia.

Subito dopo è arrivato Potere al Popolo, una confederazione di svariati movimenti di (chiamiamola, erroneamente) Sinistra Radicale, intenzionata a costituire una valida alternativa sia al centrodestra che al centrosinistra.

La mia piena ed entusiastica adesione al movimento è stata però mediata da un’altrettanto piena affiliazione a due soggetti politici paralleli: da un lato Risorgimento Socialista, e dall’altro il Movimento RadicalSocialista. Due visioni interessanti, che cercherò di sintetizzare in breve.

Socialismo o barbarie. Uno slogan antico, ma sempre attuale.

Risorgimento Socialista è un giovanissimo partito che punta a sintetizzare in un unico programma e unire tanto la Sinistra Sovranista quanto la Sinistra di Classe, attraverso un rilancio del soggetto pubblico e delle lotte per i diritti. (Ma attenzione: per “sovranismo”, però, intendiamo qui quella forma internazionalista, quindi non nazionalista, che intende tutelare i diritti, il lavoro e la cittadinanza attraverso una piena sovranità della nazione, come da dettato costituzionale.) Il documento programmatico del primo luglio 2018 è da questo punto di vista illuminante.

Un banner piuttosto eloquente sul tema della libertà.

Il Movimento RadicalSocialista è invece una corrente che come dice il nome intende rileggere il pensiero socialista in un’ottica radicale e libertaria (e viceversa) attraverso la proposta, il confronto e l’approfondimento di una serie di autori e filosofi di riferimento. Si legga a tale proposito l’interessante documento di fondazione.

Riassumento, l’idea di una confederazione ideale di logge tematiche socialiste all’interno di un grande progetto mi sembra la vera via per ricostruire quell’entità che oggi manca: una vera Sinistra degna di questo nome. Ma in che modo ricostruirla? A questo punto la palla passa al ragionamento creativo, in tutto e per tutto. Ma lungo quali temi e prassi?

Ciò che andrebbe superato è a mio modestissimo avviso il mero atteggiamento “manifestazionista” che a mio avviso oggi caratterizza troppo non solo la politica a sinistra, ma la politica tutta, tramutata solo in eventi di piazza, dove il conteggio dei partecipanti sembra essere l’unico valore considerato come determinante.

Si parla di piazza. Ma esiste ancora la piazza (fisica) come luogo rappresentativo dell’esistenza individuale e collettiva? A mio avviso no, non più, o almeno non solo. Intere classi, diciamocelo chiaramente, stanno altrove, atomizzate, impegnate nell’inseguimento di sogni, ossessioni, chimere o banali obblighi. Di contro, la piazza viene riempita durante eventi del tutto lontani dalla politica: presentazioni di nuovissimi smartphone, per esempio, o esibizioni, o inaugurazioni di grandi ristoranti o catene di fast-food.

La vera piazza del futuro sarà basata sul coinvolgimento della creatività del singolo, sulla capacità di veicolare le sue nascoste potenzialità attraverso proposte chiare, semplici, in grado di proporre strumenti concreti da applicare.

Pubblicato da The Start Circle

Professionista in ambito musicale, formativo e organizzativo culturale, vive e lavora a Vicenza. Collabora con numerosi enti per organizzare progetti ed eventi tra Vicenza e Padova.

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