Scrivere sull’Acqua: Web, Volatilità e Memoria

Some people were born to play country music. I was born to blog. At the beginning of blogging I thought everyone would be a blogger. I was wrong. Most people don’t have the impulse to say what they think. So when you meet one, you’ll know it — if they write letters to the editor, or if they voluteered to go to the blackboard when they were students. In my day, we were the kinds of people who started underground newspapers, or who volunteered for the student radio station at college. (Dave Winer, autore del veterano blog Scripting News)

Sono blogger da quando esistono i blog. Credo di appartenere da sempre alla categoria alla quale allude Dave Winer, storico blogger che mai ha abbandonato questa forma (positivamente ossessiva) di scrittura. Eppure c’è un dettaglio che, parlando appunto di scrittura per il web, mi sconcerta sempre: la potenziale volatilità dell’informazione, ovvero, esagerando un tantino, la possibilità di distruggere una quantità incommensurabile di dati organizzati — testi, video, audio — in pochissimi secondi.

Un libro cartaceo può essere bruciato, certo. Anche una pagina scritta con inchiostro stilografico indelebile può essere distrutta. Ma si tratta di procedure più difficili, quasi necessariamente deliberate, che spesso lasciano delle tracce, delle vestigia. Al contrario, se un banale pezzo di codice ti infastidisce, lo cancelli. Solo un esperto può al limite recuperarlo attraverso procedure complesse.

A meno di opportuni backup, ossia di azioni deliberate di conservazione dell’informazione, quando un file viene distrutto è come se non fosse mai esistito. (Peraltro, giova ricordare che anche un backup — a meno che non sia una copia cartacea in inchiostro stilografico indelebile — è un file come tutti gli altri.)

Sono nato nel 1975. L’Italia era un laboratorio politico del tutto analogico, fatto di macchine da scrivere e fotocopie. Sei anni dopo una banalissima lista cartacea di nomi segnava l’avvio dell’inchiesta sulla P2. Nomi, semplici nomi su un pezzo di carta. Per anni sono stato ossessionato da un pensiero: cosa avrebbe fatto Licio Gelli se avesse avuto a disposizione un banale computer portatile? O meglio: chi sono i Gelli del presente, che questa tecnologia ce l’hanno a disposizione?

Si dice che nel web tutto rimanga silenziosamente fissato in misteriosi server. Per certi versi è così, ma io non parlo del video compromettente messo in rete dall’ennesimo adolescente sprovveduto. Io parlo di vera e propria conservazione della memoria collettiva e individuale. In questo senso, la mia percezione della grande rete è quella di uno spazio che produce ingenti masse di sostanziale spazzatura dimenticata, dentro la quale può annidarsi un capolavoro, una testimonianza, un brandello di illuminazione, esattamente come succedeva in quelle librerie che trattavano il fuori catalogo, e che oggi in città non si vedono quasi più.

Scrivere nel web significa per me porsi di fronte a questa contraddizione: la mia memoria giace atomizzata in un fascio di link dispersi, collegati da un algoritmo ipertestuale. 

Progetti come archive.orgtextfiles.com credo nascano esattamente per questa esigenza, ossia definire possibili e sensati protocolli di conservazione della memoria nell’era della sua potenziale distruzione.

Pubblicato da The Start Circle

Professionista in ambito musicale, formativo e organizzativo culturale, vive e lavora a Vicenza. Collabora con numerosi enti per organizzare progetti ed eventi tra Vicenza e Padova.

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