Dell’Inerzia Politica Italica

In un mondo dove tutti dicono tutto e il contrario di tutto, a prevalere è chi parla molto e non dice nulla.

Che cosa sta succedendo in Italia? La risposta è semplicissima: la metà degli italiani è contro il sistema, l’altra metà sostanzialmente a favore. Entrambi, tuttavia, populisti anti-europeisti da un lato, reazionari e amanti dello status quo dall’altro, pur facendosi la guerra a parole, si fanno allegramente rappresentare da gente che alla fine della giostra si genuflette al cospetto del sistema stesso. Sì perché oltre un certo livello della piramide le cose sembrano cambiare completamente. Le espressioni del “ce lo chiede l’Europa” assumono una sorta di valenza non euclidea, come se appunto vigesse un salto radicale.

Traggo ispirazione da quello che sta accadendo a Padova, ma è ovvio che parlo in generale. La storiella sembra essere sempre la stessa: La Sinistra pura ed ecologista, contro il cemento e a favore del chilometro zero, a furia di sforzi, fiaccolate e balli in piazza, arriva al potere, ma si accorge che al potere puoi solo comportarti come la Destra. Il potere — o meglio il portale che ti porta ai piani alti della piramide istituzionale — funziona come la scappatella, la tentazione, la voglia matta di intascarsi la mazzetta del palazzinaro, la firmetta per il nuovo centro commerciale, la mossa per il project financing di turno… Il potere, in Italia, sembra essere il luogo di un generico e generalizzato così fan tutti.

La domanda sorge spontanea. Riusciremo mai, in Italia, a vedere una vera Sinistra? La risposta a mio avviso è secca. In Francia Jean-Luc Mélenchon ha il 19%, e non si capisce per quale ragione la Francia debba essere diversa dall’Italia, visto che in Italia le problematiche che dovrebbero essere interpretate dalla vera Sinistra sono maggiori di quelle in Francia.

La differenza è che in Italia gli effetti diseducativi di venticinque anni di ur-leadership al potere si fanno sentire, eccome se si fanno sentire. Il giovane medio, o sta al Nord e vota Lega (nel nome di un indipendentismo percepito che sbraita contro l’Europa ma non disdegna le poltrone del sistema), o sta al Sud e vota Movimento Cinque Stelle (vagheggiando circa una “politica del futuro” che al massimo produrrà una nuova DC), oppure — caso più frequente di tutti — non vota un bel niente, essendo troppo occupato a fare le valigie per andare in Germania o in Inghilterra. A votare è dunque una massa o infima nel numero, o residuale nelle motivazioni: non è più il popolo ad esprimersi, ma la stessa classe dirigente che, attraverso il puro marketing elettorale, vota per sé stessa attraverso la mano di un esile corpo elettorale reso obbediente da veline e calciatori.

Pubblicato da The Start Circle

Professionista in ambito musicale, formativo e organizzativo culturale, vive e lavora a Vicenza. Collabora con numerosi enti per organizzare progetti ed eventi tra Vicenza e Padova.

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