Il Fattore di Neutralizzazione

La famiglia è in crisi, da più generazioni, per mancanza di padri. (Franco Battiato, Tramonto Occidentale)

A me pare che la politica italiana stia vivendo una fin troppo lunga stagione di follia generalizzata. Dai leghisti di colore che se la prendono coi loro simili agli spot di Salvini che mette in palio sé stesso come un premio da quiz televisivo, passando per le battaglie della Boldrini sull’uso del femminile, lo scenario è quello di uno psicodramma corale a base di fake news, complottismo e post-verità.

Fateci caso (parlo ovviamente a quelli della mia generazione, ossia ai nati negli anni Settanta). Un tempo, quando noi eravamo bambini o ragazzini, la politica era noiosa. Oggi quel tedio da tribuna elettorale si è diviso in due filoni diametralmente opposti: da un lato ci sono quelli che vedono nella politica una cosa brutta e cattiva; dall’altro, all’opposto, quelli che la intendono come uno straordinario passatempo a tinte forti.

Chi sono, in questo scenario, i grandi assenti? Su questo non ho alcun dubbio: i punti di riferimento. Non i dogmi, non i metodi, per certi versi neppure le ideologie (che comunque rimpiango), ma solo loro: i punti di riferimento intesi sia come oggetti (culturali) che come soggetti (politici).

Il grande dubbio che mi attraversa, però, non è tanto legato ai punti di riferimento in quanto tali, ma alla capacità del sistema di contenerli mantenendone sensatezza e funzione. Mi spiego in due parole. Avrebbe senso oggi, nell’epoca dei Rovazzi, dei Fedez e delle Ferragni, la presenza più o meno scenica di personaggi come Pier Paolo Pasolini, o Enrico Berlinguer, o Fabrizio De André? Faccio fatica a immaginarlo. Una fatica immensa.

Nell’ottimo articolo Vince la Metapolitica, pubblicato da Sebastiano Caputo nell’altrettanto ottima testata L’Intellettuale Dissidente, viene descritto piuttosto analiticamente un fenomeno interessante, che accompagna le vittorie all’indomani di queste ultime elezioni. Si dice, ben giustamente, che a vincere è stata (sintetizzo parecchio) una sorta di nuova concretezza, di coinvolgimento dal basso, al di fuori dei media e dei salotti tradizionali. Tutte cose molto vere. Tutte cose che, però, cozzano con una lieve imprecisione dettata, credo, da un eccesso di istintivo entusiasmo giornalistico, e per l’ennesima volta pronunciata.

Sto parlando della fatidica frase: Destra e Sinistra non hanno più senso. Si tratta di un’affermazione che ho sentito troppe volte. Non del tutto campata in aria, ma parziale, imprecisa, ovvero confinata entro i limiti della sola Italia della Seconda Repubblica.

In Europa e nel mondo la Sinistra esiste eccome (lo dicevo pure in un articolo su Medium), viene chiamata esattamente col suo nome, e gode di ottima salute, oltre che di notevoli successi. Anche in Italia la Sinistra continua ad esistere esattamente come altrove, ma è — questa la vera parola magica — neutralizzata. Esistono fattori specifici che la dissolvono, la dirottano, la sfruttano attraverso i meccanismi di un implicito sabotaggio. Mentre il “cosiddetto centrodestra” veicola tranquillamente una Destra convinta, sia pure lungo le spire del populismo, lo speculare “cosiddetto centrosinistra” trasforma in Destra de facto tutto ciò che tocca. Quanto alla neutralizzazione elettorale operata dall’antimateria pentastellata, la cosa è ancora più evidente: il voto di pancia, indipendentemente dalla sua collocazione politica, entrando in contatto con il Movimento Cinque Stelle diventa altro da sé, instabile, incoerente, privo di qualsiasi collocabilità ideologica. (Illustri esperti di statistica e demoscopea elettorale hanno chiamato questo fenomeno “voto parcheggio”, un voto consegnato a determinati soggetti perché ne facciano buon uso in tempi migliori.)

Ecco perché diciamo che i concetti di Destra e Sinistra sono superati. Lo diciamo perché la Destra, in assenza di una Sinistra rappresentata nella concreta coerenza delle sue istanze di base, diventa un non luogo, e dunque rende impossibile ragionare per dicotomie. Se a esistere è solo la Destra, ora populista, ora tecnocratica, ora tuttologica, la Sinistra viene detta inesistente in quanto impossibile da percepire. Esiste nella sua non rappresentazione. Esiste come ente neutralizzato, come imprecazione mimata in un film muto.

Al contrario, fuori dall’Italia, la Sinistra portata avanti da soggetti quali La France Insoumise di Jean-Luc Mélenchon, che pure è Sinistra e appartiene a buon titolo alla GUE/NGL, nel tempo ha avuto modo di crescere, di affinare le armi, di perfezionare i metodi e le prassi, pur restando perfettamente nell’alveo del grande fiume della Sinistra, riconoscibile e coerente. Ecco perché è a quella Sinistra che noi italiani dovremmo guardare (come effettivamente fanno i militanti di Potere al Popolo), nell’ottica di abbattere gli effetti di questi “fattori di neutralizzazione” che offendono il voto mosso da una reale passione vicina al Socialismo più vero.

In Italia non abbiamo assistito al crollo della Sinistra, ma al crollo di un suo simulacro che pretendeva di fare politica sociale attraverso l’intrigo di palazzo, la scissione pilotata, la compravendita di voti, l’operazione elettorale basata su smembramenti e cuciture velleitarie. Su questo ha perfettamente ragione Caputo. Vi ricordate il Dalemone, quella versione politica del Monopoli ideata dalla geniale mente satirica di Sabina Guzzanti? Ecco, è esattamente quella politica, e con essa anche la sua versione berlusconiana, ad essere definitivamente crollata. Ora spetta a noi ricostruire.

Pubblicato da The Start Circle

Professionista in ambito musicale, formativo e organizzativo culturale, vive e lavora a Vicenza. Collabora con numerosi enti per organizzare progetti ed eventi tra Vicenza e Padova.

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